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sabato 9 maggio 2009

Would You like to taste Ugali Dish? Gradite un piatto di Ugali? ¿ Les gustaria probar un plato de Ugali?

If you decide to make a journey you must find the time to visit a typical market of that country (fruits, vegetables and all sort of food)! Have you ever seen the benches filled with meat or fish, with all kind of insects on? Or the meat dried in the sun? Then if it's hot the smell or the stink is really strong and it makes it more distinctive! They wrap it in sheets of newspaper or something similar, but even this is part of a culture! The best thing would be, if you can, try to cook some typical recipe. Recipes are simple, but sometimes for the few resources they have, you need time to prepare it , and to tell you the truth, in my personal experience, if things are easy then I get lost! For example: the rice. Many people tell me that is so simple to cook, but not for me! And in general for things in my life! If I find myself in front of major problems then I'm easy to get any kind of solution, on the contrary I get lost when faced with something very easy to solve, because I know that the solution is at hand and I can grasp it at the last minute! How strange it's life, or maybe it's me who is a very particoular person!
In all poor countries basically they arrange with food cheaper, the same ingredients are found in Africa, Central and South America, Asia and the Middle East and many other poor places. When should fend certainly the imagination is a great component! Usually the plates are unique and eaten together If there is the economic opportunity. In Italy there is the custom to eat meals separately because each dish must be tasted apart and it will be a problem for the typical "traditional Italian" to join the first together with the second and garnish! The "Traditional Italian" is not feeling confortable traveling abroad, because of the international cuisine , and for sure will come back home more slim! Well, I don't feel a "tipycal Italian", even though I love Italian cooking. Every country has its own traditions and we should respect them trying to taste everything, although sometimes you must have courage in tasting what you see!
The typical lunch in Tanzania consists of a single plate of Ugali or rice, with a sauce and a vegetable, the Michicha, a sort of spinach, unavailable in Italy, and if they can afford it, accompanied by fish or meat. Bananas are cooked as well, in Tanzania one of the most common quality is the pink one called Ndizi. Shall we talk about mangos and pineapples? I am missing those flavours!
I have tasted Ugali in Zanzibar, with vegetable, meat and spices, simply delicious! And don't forget that Zanzibar is the island of spices, can you imagine the tastes and the fragances?

Se decidete di fare un viaggio dovete assolutamente trovare il tempo di intrufolarvi nei mercati tipici di quel paese (frutta e verdura e di tutti i generi alimentari)! Avete mai visto i banchi pieni di carne, di pesce, con ogni specie di insetto sopra? O la carne essiccata al sole? C'è da sentirsi male ed il caldo accentua di più il forte odore, o addiruttura la puzza! Te la incartano nei fogli di giornale o qualcosa di simile, ma anche questo fa parte delle culture! La cosa migliore sarebbe, se si ha la possibilità, di provare a cucinare qualche ricetta tipica. Sono ricette semplici, ma a volte per i pochi mezzi che hanno, ci si mette del tempo, ed io a dire la verità, più le cose sono facili e più mi perdo! Ad esempio il riso, mi dicono che è tanto semplice cucinarlo, ma non per me! E così in generale per le cose della mia vita! Più mi trovo davanti problemi insormontabili e più riesco a trovare una soluzione, mentre mi perdo di fronte a qualcosa di estremamente facile da risolvere, sarà perchè so che la soluzione è a portata di mano e la posso afferrare in extremis! Ma che strana la vita, o forse sono io molto particolare come persona!
In tutti i paesi fondamentalmente poveri ci si arrangia con i generi alimentari più economici, gli stessi ingredienti si trovano in Africa, centro e Sud America, in Estremo ed in Medio Oriente ed in molti altri ancora. Quando bisogna arrangiarsi di certo non manca la fantasia! Di solito sono dei piatti unici, dove si mescolano, quando è possibile, diversi alimenti e si mangiano insieme. Noi in Italia questa cultura non l'abbiamo, dobbiamo mangiare i piatti separatamente proprio perchè ogni piatto deve essere assaporato separatamente e guai se dici all' italiano tradizionale di unire il primo al secondo e contorno! Loro sono proprio quelli che si trovano malissimo con la cucina degli altri paesi e ritornano di certo dimagriti! Ma questo non è giusto, ogni paese ha le sue tradizioni ed il rispetto sta nel provare tutto, anche se a volte ci vuole un certo coraggio!
Il pranzo tipico in Tanzania è costituito da una portata unica composta da Ugali o riso, accompagnato da una salsa e da una verdura, il
Michicha, ossia degli spinaci introvabili in Italia e, chi se lo può permettere, lo accompagna con carne o pesce. Si cucinano anche le banane, specialmente quelle di qualità rosa che si chiamano Ndizi . E' inutile dire che il mango e l'ananas sono eccezionali!
L''Ugali l'ho assaggiato a Zanzibar (buonissimo!), accompagnato da carne e spezie, Zanzibar è l'isola delle spezie, quindi, immaginatevi i diversi sapori!


Si uds deciden hacer un viaje no se pierdan la visita en un mercado típico de ese país (frutas, hortalizas y comida en general)! ¿Viste a los bancos llenos de carne, pescado, con arriba todas especies de insectos? ¿O la carne secada al sol? Y el calor acrece el fuerte olor o decimos ... la peste! Estos alimentos se lo involven en hojas de periódico o algo similar, pero esto tambien es parte de la cultura! Lo mejor sería, si se puede, ententar de cocinar algunas recetas típicas. Las recetas son simples, pero a veces por los pocos recursos que los paises pobres tienen se necesita bastante tiempo por cocinarlas, y digo la verdad, en mi personal experiencia cuando las cosas son fáciles me pierdo! Por ejemplo el arroz: me dicen que es tan simple cocinarlo, pero no para mí! Y esto me pasa, en general, por todas las cosas de mi vida! Si me encuentro con un gran problema una solución siempre la invento, pero si hay algo muy fácil de resolver, como me pierdo! Que extraña la vida, o tal vez soy yo una persona muy particular!
En todos los países pobres, básicamente, la comida està organizada con alimentos muy baratos, los mismos ingredientes se encuentran en Africa, como en América Central y del Sur, Asia y Medio Oriente y muchos más. Cuando tienes que sobrevivir con poco por cierto no falta la imaginación! Se habla de platos únicos, donde se ponen alimentos diferentes y se come todo junto. En la cultura italiana, los platos se comen separatamente ya que por el "Italiano tradicional" cada plato tiene su propio sabor y no puede ser mezclado a otros sabores , asì que serìa una locura unir el primer plato al segundo y al contorno! El "Italiano medio" se encuentra muy mal con la cocina de otoros paises y regresarà a su casa despues de un viaje muy flaco! Yo no me siento por nada una "italiana media", aunque me encanta nuestra cocina, creo que sea una falta de respecto no probar la comida extranjera, cada país tiene sus tradiciones , tambièn si de verdad hay que tener una fuerza de voluntad al provar algunos platos que a primer vista no parecen tan sabrosos!
En Tanzania la típica comida se compone de un solo plato con Ugali, o arroz, acompañado de una salsa y un vegetal, la Michicha, una calidad de espinaca que no se encuentra en Italia, acompañado con carne o pescado, siempre si es posible comprarlos. También se cocina a los plátanos, los mas conocidos son de la especie rosa llamados Ndizi. Sin hablar de los sabrosos que son mango y piña !
En Zanzíbar he comido Ugali casi cada dia(delicioso!), con carne y especias, Zanzíbar es la isla de las especias, entonces .... ¿ ustedes ya se imaginan a los diferentes sabores y fragancias?

When I returned to Zanzibar few months later, alone, I really had to arrange myself, I didn't have a lot of money! I slept in an apartment on a dirt mattress resting on the floor, the only prevention to avoid taking malaria was a mosquito net attached to a chandelier that fell flush on the mattress. Few years later I have discovered, before leaving for South Africa, that an effective remedy without having to take antimalarial prophylaxis was to take tablets of vitamin B12!
That time, during my stage in Zanzibar, I couldn't find a sponge to wash the dishes, someone suggested me to use the skin of coconuts, AMAZING ! I lived as an african and still feel an african, such kind of experiences can not be forgetten, I will always carry and keep them in my heart!



Quando sono tornata a Zanzibar da sola, mi sono dovuta veramente arrangiare, non avevo tanti soldi! Ho dormito in un appartamento con un materasso sporco appoggiato sul pavimento, unica prevenzione per evitare di prendermi la malaria era una zanzariera attaccata ad un lampadario che cadeva a filo sul materasso, e pensare che dopo un pò di anni ho scoperto , prima di partire per il Sudafrica, che un rimedio efficace senza dover fare la profilassi antimalarica , era assumere pastiglie di vitamina B12!
Non si trovavano le spugnette per lavare i piatti, e su suggerimento di qualcuno ho utilizzato la buccia delle noce di cocco, FENOMENALE, funziona! Ho vissuto come un'africana ed in fondo ancora mi sento un'africana, certe esperienze non si possono dimenticare ed io continuo ad averle nel cuore!


Cuando regresé sola a Zanzíbar despues de algunos meses, tuve que organizarme, puesto que faltaba el dinerito! Dormí en un apartamento sobre un sucio colchón apoyado en el piso; unica prevención para evitar que me cogiera la malaria un mosquitero atado a una araña que cayìa paralelo al colchón y lo cubrìa. Y pensar que después de algunos años he descubierto, antes de salir a Sudáfrica, que un recurso efectivo, sin tener que hacer la profilaxis antimalarica era tomarse la vitamina B12!
En mi permanencia a Zanzibar no se encuentraba una sola esponja o trapo para lavar los platos, alguien me sugirió utilizar la piel de coco, increíble, funcionaba! Viví como un'africana y aún me siento tal, algunas experiencias no se pueden olvidar y todavía las traigo en mi
corazón y en este largo viaje que es mi vida!

venerdì 27 febbraio 2009

My dear Masai. Miei cari Masai.


My dear Masai:
you were forced to move from your lands, confined in small and poor areas, treated like animals to attract tourists ...

The Masai have the reputation to be valiant warriors and proud and noble bearings. They live in the grasslands of Kenya and Tanzania, they are approximately 350,000 semi-nomadic pastoralists, beef farmers as well: therefore their life is conditioned by the presence of water and pasture for animals. For these people the earth is sacred to the point that can not be profaned by cultivating or digging wells, and not even to bury their dead but rather prefer to abandon them as the mealfor the savannah animals ... The earth belongs only to God Enkai. For practical needs may be divided, but no individual can become a master.


Miei cari Masai:
vi hanno sfrattato dalle vostre terre, confinati in zone piccole e povere, trattati alla stregua degli animali per attrarre i turisti...

I Masai hanno la fama di valorosi guerrieri ed un portamento fiero e nobile. Vivono nelle praterie del Kenia e della Tanzania. Sono circa 350.000 pastori semi-nomadi, allevano soprattutto bovini, di conseguenza la loro vita è condizionata dalla presenza di acqua e pascoli per gli animali. Per questo popolo la terra è sacra al punto che non può essere profanata per coltivare o per scavare pozzi. E neppure per seppellire i loro defunti: preferiscono abbandonarli in pasto agli animali della savana... La terra appartiene esclusivamente al dio Enkai. Per esigenze pratiche può essere divisa, ma nessun individuo può diventarne padrone.

Queridos Masai:
han sido desalojados de sus tierras, confinados en áreas pequeñas y pobres, tratados como animales para atraer a los turistas …

Los Masai tienen la reputación de ser valientes guerreros, teniendo un orgulloso y noble portamiento. Ellos viven en las praderas de Kenia y Tanzania. Son aproximadamente 350.000 pastores seminómades, criadores de bovinos, por lo tanto, sus vidas se veen afectadas por la presencia de agua y pasto para los animales. Para estas personas la tierra es tan sagrada al punto de que no puede ser profanada por el cultivo o la excavación de pozos, no puede ser utilizada para enterrar a sus muertos: prefieren abandonarlos como comida a los animales de la sabana ... La tierra pertenece sólo al Dios Enkai. Por necesidades prácticas la tierra se puede dividir, pero ninguno puede ser dueño.


YESTERDAY:
Once those lands belonged to famous savannah’s pastors: during the nineteenth century the Masai warriors had conquered the best pastures in the region, submitting the other tribes. The decline of their hegemony began in 1890, with the spread of rinderpest, an infectious fever probably transmitted by European colonists, which decimated livestock causing a famine that followed a terrible epidemic of smallpox that killed thousands of people. To all this was added the expropriation of land by the Europeans ...

i bimbi sono sempre i più naturali

IERI:
Un tempo quelle terre appartenevano ai celebri pastori della savana: nel corso del XIX secolo i guerrieri Masai avevano conquistato i migliori pascoli della regione sottomettendo le altre tribù. Il declino della loro egemonia cominciò nel 1890, con la diffusione della peste bovina, una febbre infettiva forse veicolata dai colonizzatori europei, che decimò il bestiame provocando una carestia a cui seguì una terribile epidemia di vaiolo che uccise migliaia di persone. A tutto questo si aggiunse l'espropriazione delle terre da parte degli europei...

AYER:
Una vez esas tierras pertenecían a los famosos pastores de la sabana: en el curso del siglo XIX, los guerreros masai habian conquistado los mejores pastos de la región imponiendose a las otras tribus. El declive de la hegemonía masai se inició en 1890, con la propagación de la peste bovina, la fiebre infecciosa transmitida probablemente por colonos europeos, que diezmó el ganado provocando tambien una terrible epidemia de viruela que mató a miles de personas. Todo esto se añadió la expropiación de tierras por los europeos ...



TODAY:
the Masai are claiming the right to regain their ancestral territories, where once grazed their herds freely and where the spirits of their ancestors are resting. To assert this right, in Kenya they have not hesitated to use force, challenging the authorities and occupying areas that now belong to peasants of the ethnic Kikuyu (the Bantu group of the country): the violence has already caused some fifty deaths and more than four hundred wounded.
The Masai dissatisfaction is felt even in Tanzania. Here the problem is especially the difficult coexistence between pastoralists and national parks, established by the authorities to protect wildlife. The construction of touristics resorts and nature reserves has dramatically decreased the availability of pasture. The Masai, though not hunters and not feeding normally in game, are away from protected areas and, with the excuse of protecting the forests, they are denied access to the mountain pastures at the foot of Kilimanjaro.
Particularly painful was the affair of the Mkomazi Game Reserve in the north, where hundreds of Masai have been "transferred" by force in an area of dry land between the reserve and the Pare mountain. Here the lack of vegetation was soon devoured by animals, most of the cattle died and the Masai have lost their only source of livelihood. There is a widespread belief (among the former European colonists and the current African leaders) that animal rights come before Masai’s rights.

one of the many children in the village
OGGI:
i Masai rivendicano il diritto di riacquisire i loro territori ancestrali, dove un tempo pascolavano liberamente le loro mandrie e dove riposano gli spiriti dei loro antenati.Per far valere questo diritto, in Kenya non hanno esitato ad usare la forza, sfidando le autorità e occupando i campi che ora appartengono ai contadini dell'etnia kikuyu (il principale gruppo bantu del paese): le violenze hanno già provocato una cinquantina di morti e più di quattrocento feriti. Anche in Tanzania il malumore dei Masai si fa sentire. Qui il problema è rappresentato soprattutto dalla difficile convivenza tra i pastori e i parchi nazionali istituiti dalle autorità per proteggere la fauna. La costruzione di villaggi turistici e riserve naturali ha drasticamente fatto diminuire i pascoli disponibili. I Masai, pur non essendo cacciatori e non cibandosi abitualmente di selvaggina, vengono allontanati dalle aree protette e, con la scusa di tutelare il patrimonio forestale, viene loro vietato l'accesso ai pascoli di montagna alle pendici del Kilimangiaro. Particolarmente dolorosa è stata la vicenda della Mkomazi Game Reserve, nel nord del paese, per la quale centinaia di Masai sono stati "trasferiti" con la forza in un territorio di terra arida tra la riserva e il monte Pare. Qui la scarsa vegetazione è stata presto divorata dagli animali, gran parte del bestiame è morto e i Masai hanno perduto la loro unica fonte di sostentamento. C'è la convinzione diffusa (tra gli ex coloni europei e gli attuali governanti africani) che prima vengono i diritti degli animali e poi quelli dei Masai.

mis fotos personales en el pueblo visitado

HOY:

los Masai están reclamando el derecho a recuperar sus territorios ancestrales, donde una vez libremente pastoreaban sus rebaños y donde los espiritus de sus antepasados descansan. Al fin de respectar este derecho, en Kenia no han dudado en utilizar la fuerza, desafiando a las autoridades y ocupando zonas que ahora pertenecen a los campesinos de la etnia Kikuyu (el grupo bantú del país): la violencia ha causado ya unos cincuenta muertos y más de cuatrocientos heridos. En Tanzania tambien el mal humor de los masai es muy claro. Aquí el problema es la difícil cohabitación y coexistencia entre los pastores y los parques nacionales establecidos por las autoridades para proteger la fauna. La construcción de complejos turísticos y reservas naturales ha reducido radicalmente la pastura disponible. Los masai, aunque no sean cazadores y no estan acostumbrados a comer juego, están lejos de las áreas protegidas y, con la excusa de la protección de los bosques, se les niega el acceso a los pastos de montaña al pie del Kilimanjaro. Muy doloroso fue el asunto de la Reserva de Caza Mkomazi en el norte, donde cientos de masai fueron "trasladado" por la fuerza en una zona de tierras áridas entre la reserva y un monte llamado Pare. Aquí la baja vegetación fue pronto devorada por los animales, gran parte del ganado muerto, perdiendo los masai sus proprias fuentes de sustento. Hay una creencia generalizada (entre los ex colonizadores europeos y los actuales dirigentes africanos), que antes llegan los “derechos” de los animales y luego aquellos de los Masai.


CURIOSITY ON HABITS AND USES:

Among the Masai polygamy has no limits: men can have all the wives they want, provided that they have enough cattle to “buy” them from the original families. Girls between nine and thirteen years are allowed to have sex before marriage, although usually the fathers negotiate the marriage even before their birth. Traditionally they can have up to three lovers simultaneously. The same freedom is granted to the young warriors called "Morani". Both boys and girls are subjected to genital mutilation initiatory.

To become a Morani is not enough to be circumcised: there is a preceding period in which young boys are taken out of the village(manyatta) by the olders. During this time they learn the moral qualities, the pride that must be felt in the depths of the heart and all kind of traditions: they will know the basics of hunting and how to defend theirself against attack; they learn the use of the spear and the kissu, the knife bilama, that each Samburu must have on the belt. When the young boy comes back to the manyatta from this training period the mother welcome him with a black goatskin as a gift, oiled by grease and coal, that he will wear until the day of the rite of circumcision. In the days preceding the ceremony, the Morani psychologically support the young and future warrior so much, that he will be, in that fateful moment, almost in trance. Propitiatory improvisation with songs and dances, until dawn, creates an atmosphere of passion and emotional involvement.

The girls are initially introduced to their first menstruation and leave their worriors lovers to marry men who have usually twice of their age. The men, however, marry after thirty years: they have to accumulate the wealth to get married. When a Masai girl leaves her house to join the one of the future husband, she will be blessed by her father, who spits a mouthful of milk under her collar and warns not to look back, otherwise she can become a stone. Upon the property of her husband, the young woman is received by her new family, who welcome throwing cow dung and insulting her, usually for stature, which is a point of pride for the Masai. This is a ritual that aims to test young brides in the face of adversity in life. The males of this tribe are organized into rigid age groups: children, elders and warriors. Masai huts, like the shape of an igloo, are made with branches and leaves, covered with the dung of cattle. From cows derive every day nourishment: milk and blood.


CURIOSITA' SUGLI USI E COSTUMI:

Tra i Masai la poligamia non ha limiti: gli uomini possono avere quante mogli desiderano, purché dispongano di bovini a sufficienza per acquistarle dalle famiglie di origine. Alle ragazze tra i nove e tredici anni è permesso avere rapporti sessuali prima di sposarsi, anche se solitamente i padri negoziano il matrimonio ancora prima della loro nascita. Per tradizione esse possono avere fino a tre amanti contemporaneamente.
La stessa libertà viene concessa ai "morani", i giovani guerrieri. Sia i ragazzi che le ragazze sono sottoposti a mutilazioni sessuali iniziatiche.

Per diventare un morani non basta la circoncisione, ma vi è un periodo precedente i cui giovani vengono presi dagli anziani e portati fuori dal villaggio (manyatta). In questo periodo apprendono le qualità morali, l'orgoglio che bisogna sentire nel profondo dell'animo e tutte le tradizioni; si conoscono i rudimenti della caccia e come ci si difende da eventuali attacchi, si impara l'uso della lancia e del kissu, il coltello bilama, che ogni"samburu" deve avere alla cintura. Al ritorno nella manyatta la madre lo accoglierà con il dono di una veste nera di pelle di capra, unta con grasso e carbone, che il ragazzo porterà fino al rito della circoncisione. Nei giorni che precedono il rito, i guerrieri morani sostengono psicologicamente il giovane, motivandolo a tal punto che in quel fatidico momento lui sia quasi in trance. Si improvvisano canti e danze propiziatorie, fino all'alba, creando un'atmosfera di grande passione e coinvolgimento emotivo.

Le ragazze sono inizialmente iniziate alla prima mestruazione e lasciano i loro guerriglieri per sposare uomini che hanno di solito il doppio della loro età. Gli uomini, invece, si sposano dopo i trent'anni, perché devono accumulare la ricchezza per contrarre il matrimonio. Quando una ragazza Masai lascia la sua casa materna per quella dello sposo, è benedetta dal padre, il quale sputa un sorso di latte sotto il suo collare e l'avverte di non guardare indietro, altrimenti diventerà pietra. All'entrata della proprietà del marito, la giovane donna viene ricevuta dalle sue nuove parenti, che la accoglieranno tirandole dello sterco di vacca e insultandola, in genere per la statura, che è un punto di orgoglio per i Masai. Questo è un rituale che punta a mettere alla prova le giovani spose di fronte alle avversità della vita. I maschi di questa tribù sono organizzati in rigide classi di età: ragazzi, guerrieri e anziani. Le capanne a forma di igloo, sono fatte con rami e foglie, ricoperte con lo sterco del bestiame. Dalle vacche i pastori ricavano il nutrimento di ogni giorno: latte e sangue.

joven mujer Masai casada desde poco tiempo

CURIOSIDAD "DE TRAJES Y USOS:

Entre los masai la poligamia no tiene límites: los hombres pueden tener todas las esposas que desean, a condición de que tengan suficiente ganado para comprarlas de sus familias de origen. A las niñas entre nueve y trece años se le permite tener relaciones sexuales antes del matrimonio, aunque por lo general los padres negociaran el matrimonio mucho más antes del nacimiento. Tradicionalmente se puede disponer hasta tres amantes simultáneamente.
La misma libertad se concede a los "Morani", los jóvenes guerreros. Tanto los niños que las niñas son sometidos a la mutilación genital iniciática.

Para ser un Morani no sólo la circuncisión es necesaria, sino tambien hay un período anterior para que los jóvenes se alejan (y viven afuera) de la aldea (manyatta) acompanados por las personas mayores. Es durante este período de tiempo que aprenden las cualidades morales, el orgullo que deben sentir en la profundidad del alma y todas formas de tradiciones. Se acercan a los fundamentos de la caza y como defenderse contra el ataque, empiezan a utilizar la lanza y el kissu, el cuchillo bilama, que cada SAMBURU debe tener en el cinturón. Cuando el joven regresa a la manyatta la madre le da el bienvenido hacendole un regalo: un traje negro de piel de cabra, unto con grasa y carbón vegetal, lo trará hasta el rito de la circuncisión. En los días anteriores a la ceremonia, los guerreros Morani apoyan psicológicamente al futuro guerrero, dandole asì tanta fuerza interior que casi el se cairà en trance. Se improvisaran canciones y bailes, hasta al amanecer, creando una atmósfera de pasión y de implicación emocional.

Las niñas despues de la circuncisión dejan a sus guerrilleros por casarse con hombres que tienen generalmente el doble de sus años.
Los hombres, sin embargo, se casan después de los treinta años ya que tienen que acumular la riqueza necesaria por el contracto de matrimonio. Cuando una niña Masai deja a su casa para la de la madre del novio, es bendecida por su padre, que escupe un bocado de leche bajo su cuello, y la advierte de no mirar hacia atrás, de lo contrario se transformerà en piedra. A la propiedad de su marido, la joven es recibida por las mujeres de la nueva familia, que le dan la bienvenida tirandole el estiércol de vaca y insultandola, por lo general para la estatura, que es un punto de orgullo para el pueblo Masai. Este es un ritual que quiere poner a la prueba a las novias jóvenes frente a la adversidad de la vida. Los hombres de esta tribu se organizan en bien distinctos grupos de edad: niños, guerreros y ancianos. Las cabañas en forma de iglú, se hacen con ramas y hojas, cubiertas con el estiércol de ganado. De las vacas los pastores obtienen alimento cotidiano: la leche y la sangre.

un giovane guerriero Masai

A MASAI WOMAN ON MY WAY

Today I feel sad, so sad, because during our game drive to the Serengeti National Park we had planned to make a stop on a Masai village. At first we were all excited but then, at the end of the day, I realized that the village had been brought there to make happy and split the "muzungu of the turn."
Yes, ok, all very beautiful, the village leader who welcomes you, the kids who are approaching, the women "posing" while doing their crafts, the visit in their huts, with the pot on the fire to show that the food is almost ready; their dance group for the muzungu departure!

I am very angry because the Masai were “uproot” from their original lands and the sad thing is that they got themselves involved in this game, who knows for what kind of promise!
You Leaders who have got the power on everything and try to remove and take away people’s pride! We usually talk about the Arab-Israeli conflict, but the other conflicts, in Africa or elsewhere in the world? ... it is reported too little! Perhaps because there are "less" casualties? As if one death is not worth the face of one million! "
On the way back from the visit ...I move away thinking... some miles later ...
" Hey, stop Minja! Let’s Immortalize this precious moment with a photo ... Here dhe is! My Masai woman who goes to her village with the son on her shoulder! She is really NATURAL, far from the tourist, absorbed in her thoughts and at the mean time scared on how she will procure food for her and her child ...
as long as the flock has enough grass to graze, she will have more milk for the day !...".
Thanks, Masai woman, and let me tell you sorry if I have stolen your natural movement, captured by a picture, I will always bring you in my heart!
I am sad, really sad!

Francesca - Muzungumalaika

my experience in the Masai village

UNA MASAI SUL MIO TRAGITTO:

Oggi mi sento triste, tanto triste perchè durante il nostro percorso verso il Serengeti National Park gli autisti si sono fermati ad un villaggio Masai. All'inizio eravamo tutti entusiasti ma poi ripensandoci, alla fine della giornata, mi sono resa conto che quel villaggio di Masai era stato portato lì apposta per far fesso e contento il "muzungu di turno". Si, ok, tutto molto bello: il capo villaggio che ti accoglie, i bimbi che si avvicinano, le donne "in posa" mentre fanno i loro lavoretti a mano, la visita dentro le loro case, con la pentola sul fuoco per far vedere che è quasi pronto da mangiare ed il congedo ai muzungu con il loro balletto di gruppo!


Sono molto arrabbiata perché questi Masai sono stati "snaturalizzati" e la cosa triste è che loro si sono lasciati coinvolgere in questo giochetto, chissà cosa gli avranno promesso!!!!
Voi governanti che avete potere su tutto e togliete e cercate di togliere l'amor proprio ad un popolo! Si parla, giustamente, del conflitto arabo-israeliano, ma di questo conflitto, come anche di altri in Africa o altrove?... Se ne parla troppo poco! Forse perché ci sono "meno" perdite umane? Come se un morto non valesse di fronte ad un milione!"

Risaliti sulle jeeps mi estraneo....facciamo un bel pò di chilometri...."Ehi, fermati Minja! ALT! Immortaliamo questo prezioso momento con una foto...Eccola la mia Masai che si reca al suo villaggio con il figlio in spalla, lei sì che è vera, lontana dagli occhi dei turisti, poverini, curiosi ma allo stesso tempo innocenti , assorta nei suoi pensieri...di come oggi le sarà procurato da mangiare a lei e al suo bambino...forse riuscirà a far pascolare il suo gregge di modo che ci sia più latte...sempre che il gregge abbia abbastanza erba da brucare!...". Grazie, donna Masai e scusa se ti ho rubato quest'attimo, catturandolo in una foto, ti porterò sempre nel cuore! Sono triste, veramente triste!

Francesca
- Muzungumalaika


mi visita en un pueblo Masai



UNA MASAI EN MI CAMINO


Al Parque Nacional del Serengueti nos paramos por la visita a un pueblo Masai.En un primer momento estábamos todos emocionados, pero luego al final del día, me di cuenta de que el pueblo Masai estaba allà para complacer al "muzungu de turno."

Sí, verdad, todo muy bonito, el líder del pueblo que te da la bienvenida, los niños que se acercan, las mujeres "posando" mientras que hacen sus trabajos a mano, la visita en las cabañas, con la olla bien caliente para demostrar que la comida està casi lista, la despedida con las danzas Masai tradicionales! Me siento muy enfadada porque los Masai fueron "desnaturalizados" y cosa màs triste es que se han dejado en parte corromper en este juego habriendo las portas (en manera poco espontanea) de sus propias aldeas a la vista del turista curioso, se parece estar frente a uno espectaculo teatral con actores que interpretan una parte ! Todo esto gracias a los gobiernos de Tanzania y Kenya que utilizan al poder tratando de quitar y eliminar las cosas mas lindas que un pueblo tiene adentro o sea el orgullo de sus propias raices y costumbres! Se habla, con razón, del conflicto árabe-israelíano, pero de este conflicto entre los Masai y las autoridades (así como otros en África o en cualquier otro lugar) se habla demasiado poco! ¿Quien sabe … puede ser que hay "menos" pérdidas de vidas humanas? Como si un muerto no vale tanto frente a un millón!" Seguimos por nuestro camino … pienso y me extraño ... después de unos pocos kilómetros pido al autista de pararse" Hey, esperate Minja! Inmortalizamos este precioso momento con una foto! Mira una mujer Masai que carga atras a su hijo y se va a su aldea, lejos a los ojos de los turistas,absorbida en sus pensamientos de como obtener la comida del dìa, pastar su rebaño de modo que haya más leche ... siempre y cuando la manada tiene suficiente pasto para el pastoreo !...". Gracias, mujer Masai y disculpame si te robé este momento, capturandolo en una foto, que siempre llevaré en mi corazón! Estoy triste, muy triste!

Francesca – Muzungumalaika

the real Masai woman, la vera donna Masai, la verdadera mujer Masai